Fila il pioppo ancora un aureo sole
davanti a un trasparire d’alta luna.
Monotone piche, cessate d’insistere.
Piero Bigongiari
Monotone piche
a cura di Lucia Battistel
a cura di Lucia Battistel
Fila il pioppo ancora un aureo sole
davanti a un trasparire d’alta luna.
Monotone piche, cessate d’insistere.
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Il corvo bianco (1955) è la terza opera di Bigongiari, e include componimenti scritti nel triennio 1952-1954. Insieme con le precedenti La figlia di Babilonia (1942) e Rogo (1952) e le successive Le mura di Pistoia (1958) e Torre di Arnolfo (1964), la raccolta fa parte di Stato di cose, che l’autore descrive come un ‘Canzoniere aperto’: «Un canzoniere vero e proprio ha una compiutezza, a cui la corrispondenza […] dei termini singoli di questo mio Stato di cose può sì accennare, […] ma che anche l’idea di Bildungsroman che lo sottende mantiene aperta, per non dire dirompe, in una continua incognita che l’idea di canzoniere, nella sua totalità, esclude per definizione» (Piero Bigongiari, Tutte le poesie (1933-1963), a cura di Paolo Fabrizio Iacuzzi, Firenze, Le Lettere, 1994, p. 371). Il titolo de Il corvo bianco, come scopriamo dall’epigrafe che apre la raccolta, è tratto da un frammento dell’Inno ad Aton del faraone Akh-en-aton (Amenofi IV, che regnò in Egitto nel XIV secolo a.C.), che recita: «Il cigno diverrà nero, il corvo bianco». Il simbolo del corvo bianco rimanda altresì alla tradizione veterotestamentaria, se a Bigongiari preme precisare che: «Mi corre l’obbligo […] di dire che Il corvo bianco […] forse può spiegarsi s’io, qui di seguito, riporto dall’VIII della Genesi i versetti 6-12: “E in capo a quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatto nell’arca, e mandò fuori un corvo, il quale uscì, andando e tornando, finché l’acque furono asciugate sulla terra. Poi mandò fuori una colomba, per vedere se l’acque fossero diminuite sulla superficie del suolo. Ma la colomba non trovò dove posar la pianta dei piedi, e tornò da lui nell’arca, perché c’eran dell’acque sulla superficie di tutta la terra; ed egli stese la mano, la prese, e la portò con sé dentro l’arca. E aspettò altri sette giorni, poi mandò di nuovo la colomba fuori dell’arca. E la colomba tornò a lui, verso sera; ed ecco, essa aveva nel becco una foglia fresca d’ulivo; e Noè capì che l’acque erano scemate sopra la terra, aspettò altri sette giorni, poi mandò fuori la colomba. Ma essa non tornò più a lui”. Forse io vidi simil volo tornare alla mia arca di uomo moderno?» (Piero Bigongiari, Tutte le poesie…, p. 368). La tematica chiave della raccolta è senz’altro quella del viaggio, declinato talvolta come ritorno alle origini, talvolta come tensione verso l’ignoto: il poeta aspira a tornare ai luoghi d’infanzia, particolarmente segnati dalla figura della madre, e al tempo stesso muoversi verso dimensioni altre, ancora sconosciute.
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